Circa 1 persona su 20 affetta da schizofrenia morirà prematuramente per suicidio (Inskip, Harris, e Barraclough, 1998; Palmer, Pankratz, e Bostwick, 2005) e si stima che il 20% 50% realizzerà almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita (Caldwell & Gottesman, 1990; Meltzer, 2002). La maggior parte dei suicidi portati a termine si verificano precocemente nel corso della malattia, con un rischio particolarmente alto nelle prime settimane dopo la dimissione dal primo ricovero (Appleby, Dennehy, Thomas, Faragher, e Lewis, 1999; Rossau & Mortensen, 1997), seguite dal primo anno e dai primi dieci anni dopo la diagnosi (Nordentoft et al, 2004; Palmer et al, 2005). Anche il periodo precedente alla prima presentazione è particolarmente critico, poiché fino al 10% degli individui commette almeno un tentativo di suicidio, prima di accedere per la prima volta alle cure psichiatriche (Clarke et al, 2006; Melle et al, 2006). La gestione del comportamento suicidario rappresenta una questione importante per la pratica clinica, soprattutto perché la gravità dei tentativi di suicidio (Harkavy- Friedman et al., 1999) realizzati dagli individui affetti da schizofrenia può avere conseguenze ugualmente devastanti per il paziente e la sua famiglia. Il comportamento suicidario nella schizofrenia può essere cronico o intermittente e richiede un monitoraggio continuo da parte di medici, pazienti e loro familiari e amici. È importante identificare i potenziali fattori di rischio per ogni singolo paziente e intervenire prima che si intensifichi il comportamento suicidario. È importante non farsi prendere dal panico e non rinunciare di fronte a pazienti con grave malattia mentale, dal momento che il miglioramento e il raggiungimento della qualità della vita desiderata può essere un impegno a lungo termine che offre gratificazioni significative. La comunicazione con i colleghi può aiutare il clinico nei momenti di preoccupazione per il rischio suicidario ed è altrettanto importante una comunicazione diretta con il paziente. I trattamenti farmacologici e sociali per la psicosi, la depressione e le altre condizioni di comorbidità sono in grado di prevenire o ridurre il comportamento suicidario. Il comportamento suicidario è un sintomo della schizofrenia che può essere affrontato con attenzione e cura. Migliorare la qualità della vita per le persone con schizofrenia dà la possibilità di ridurre il rischio di comportamenti suicidari.

Dutta, R., Harkavy Friedman, J., Ferraro, L. (2017). Gestione clinica del comportamento suicida in schizofrenia. In D. La Barbera, C. La Cascia, L. Sideli (a cura di), Il trattamento integrato della schizofrenia. Un manuale per la gestione clinica. Giovanni Fioriti Editore.

Gestione clinica del comportamento suicida in schizofrenia

FERRARO, Laura
2017-01-01

Abstract

Circa 1 persona su 20 affetta da schizofrenia morirà prematuramente per suicidio (Inskip, Harris, e Barraclough, 1998; Palmer, Pankratz, e Bostwick, 2005) e si stima che il 20% 50% realizzerà almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita (Caldwell & Gottesman, 1990; Meltzer, 2002). La maggior parte dei suicidi portati a termine si verificano precocemente nel corso della malattia, con un rischio particolarmente alto nelle prime settimane dopo la dimissione dal primo ricovero (Appleby, Dennehy, Thomas, Faragher, e Lewis, 1999; Rossau & Mortensen, 1997), seguite dal primo anno e dai primi dieci anni dopo la diagnosi (Nordentoft et al, 2004; Palmer et al, 2005). Anche il periodo precedente alla prima presentazione è particolarmente critico, poiché fino al 10% degli individui commette almeno un tentativo di suicidio, prima di accedere per la prima volta alle cure psichiatriche (Clarke et al, 2006; Melle et al, 2006). La gestione del comportamento suicidario rappresenta una questione importante per la pratica clinica, soprattutto perché la gravità dei tentativi di suicidio (Harkavy- Friedman et al., 1999) realizzati dagli individui affetti da schizofrenia può avere conseguenze ugualmente devastanti per il paziente e la sua famiglia. Il comportamento suicidario nella schizofrenia può essere cronico o intermittente e richiede un monitoraggio continuo da parte di medici, pazienti e loro familiari e amici. È importante identificare i potenziali fattori di rischio per ogni singolo paziente e intervenire prima che si intensifichi il comportamento suicidario. È importante non farsi prendere dal panico e non rinunciare di fronte a pazienti con grave malattia mentale, dal momento che il miglioramento e il raggiungimento della qualità della vita desiderata può essere un impegno a lungo termine che offre gratificazioni significative. La comunicazione con i colleghi può aiutare il clinico nei momenti di preoccupazione per il rischio suicidario ed è altrettanto importante una comunicazione diretta con il paziente. I trattamenti farmacologici e sociali per la psicosi, la depressione e le altre condizioni di comorbidità sono in grado di prevenire o ridurre il comportamento suicidario. Il comportamento suicidario è un sintomo della schizofrenia che può essere affrontato con attenzione e cura. Migliorare la qualità della vita per le persone con schizofrenia dà la possibilità di ridurre il rischio di comportamenti suicidari.
2017
schizofrenia, suicidio
978-88-98991-42-6
Dutta, R., Harkavy Friedman, J., Ferraro, L. (2017). Gestione clinica del comportamento suicida in schizofrenia. In D. La Barbera, C. La Cascia, L. Sideli (a cura di), Il trattamento integrato della schizofrenia. Un manuale per la gestione clinica. Giovanni Fioriti Editore.
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