Il presente studio è dedicato a una ricostruzione complessiva del ruolo svolto in ambito retorico e logico dalla dottrina dei «topica», ossia dei «luoghi comuni» della mente, secondo la disciplina codificata da Cicerone e Boezio: forme comuni e originarie del pensiero umano, che ne orientano e sostengono i vari percorsi dimostrativi (o «argumenta») e possono essere applicati da oratori e logici, rispettivamente con esiti probabili e necessari, ai contenuti di ciascun distinto settore di sapere scientifico. Classificabili a seconda appunto della maggiore o minore probabilità o necessità del procedimento argomentativo (o «argumentatio») che da essi scaturisce, i «topica» sono comunque sempre produttivi di una «fides», ossia di un assenso, o riconoscimento di verità nei confronti dei dati sottoposti a valutazione dalla razionalità critica. Sottoponendo a verifica l’incidenza gnoseologica del reperimento di tali luoghi mentali sul paradigma speculativo altomedievale, di impostazione platonizzante ma guidato a priori da un formale fideismo di fondo, viene evidenziato, con particolare riferimento all’opera di Giovanni Scoto Eriugena, il riconoscimento ai «topica» del ruolo di princìpi primi del sapere, fondativi della realtà conosciuta all’interno del soggetto conoscente. Viene quindi sottolinato il ruolo che tale dottrina assume progressivamente nel corso del secolo XI quale supporto alle affermazioni teologiche principali della fede, accolta tanto come esito quanto come principio dell’argomentazione razionale, con particolare evidenza nel caso, sottoposto ad una analitica disamina, della genesi dell’«unum argumentum» di Anselmo d’Aosta.
"Topica" e sapere teologico nell'alto Medioevo
D'ONOFRIO, Giulio
2009
Abstract
Il presente studio è dedicato a una ricostruzione complessiva del ruolo svolto in ambito retorico e logico dalla dottrina dei «topica», ossia dei «luoghi comuni» della mente, secondo la disciplina codificata da Cicerone e Boezio: forme comuni e originarie del pensiero umano, che ne orientano e sostengono i vari percorsi dimostrativi (o «argumenta») e possono essere applicati da oratori e logici, rispettivamente con esiti probabili e necessari, ai contenuti di ciascun distinto settore di sapere scientifico. Classificabili a seconda appunto della maggiore o minore probabilità o necessità del procedimento argomentativo (o «argumentatio») che da essi scaturisce, i «topica» sono comunque sempre produttivi di una «fides», ossia di un assenso, o riconoscimento di verità nei confronti dei dati sottoposti a valutazione dalla razionalità critica. Sottoponendo a verifica l’incidenza gnoseologica del reperimento di tali luoghi mentali sul paradigma speculativo altomedievale, di impostazione platonizzante ma guidato a priori da un formale fideismo di fondo, viene evidenziato, con particolare riferimento all’opera di Giovanni Scoto Eriugena, il riconoscimento ai «topica» del ruolo di princìpi primi del sapere, fondativi della realtà conosciuta all’interno del soggetto conoscente. Viene quindi sottolinato il ruolo che tale dottrina assume progressivamente nel corso del secolo XI quale supporto alle affermazioni teologiche principali della fede, accolta tanto come esito quanto come principio dell’argomentazione razionale, con particolare evidenza nel caso, sottoposto ad una analitica disamina, della genesi dell’«unum argumentum» di Anselmo d’Aosta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.