Il progetto per il centro pediatrico di Nyala in Darfur, realizzato da Tamassociati in meno di un anno di cantiere, può essere analizzato come esempio virtuoso di messa in opera di un pensiero fondato su sostenibilità e semplicità. Ci invita a riflettere seriamente sul futuro non solo dell’Africa ma anche della nostra civiltà occidentale. È una esperienza di decrescita programmata. “Fare architettura là dove si è appena concluso un lungo conflitto può servire a esplorare quella sorta di «grado zero» che è la fine di una guerra, dove tutto è da reinventare»: parole di Raul Pantaleo, di tamassociati. L’edificio si inserisce nel territorio con un impatto ambientale contenuto, in sintonia con le tecniche costruttive tradizionali: pareti portanti in laterizio di grande spessore, prodotto nelle vicine fornaci della città, con camera d’aria ventilata interposta che consente un buon livello di comfort ambientale rispetto al contesto subsahariano; . Due principi fondamentali sono stati complementari alla costruzione muraria: la riduzione delle aperture e un’adeguata ventilazione naturale, solo ove necessario, forzata. Schermi intrecciati di bambù, ispirati alla tecnica tradizionale degli accampamenti, vanno a integrarsi con la “macchina termica” proteggendo le facciate dal sole diretto del giorno. L’ospedale oltre che funzionale è “bello” e, come suggerisce Gino Strada, la “bellezza diventa segno di rispetto verso persone profondamente segnate dalla guerra o dalla malattia e un luogo bello offre le condizioni essenziali per recuperare dignità nella sofferenza”.

Tamassociati. Centro pedriatico di Nyala, Darfur

DAL BUONO, Veronica
2012

Abstract

Il progetto per il centro pediatrico di Nyala in Darfur, realizzato da Tamassociati in meno di un anno di cantiere, può essere analizzato come esempio virtuoso di messa in opera di un pensiero fondato su sostenibilità e semplicità. Ci invita a riflettere seriamente sul futuro non solo dell’Africa ma anche della nostra civiltà occidentale. È una esperienza di decrescita programmata. “Fare architettura là dove si è appena concluso un lungo conflitto può servire a esplorare quella sorta di «grado zero» che è la fine di una guerra, dove tutto è da reinventare»: parole di Raul Pantaleo, di tamassociati. L’edificio si inserisce nel territorio con un impatto ambientale contenuto, in sintonia con le tecniche costruttive tradizionali: pareti portanti in laterizio di grande spessore, prodotto nelle vicine fornaci della città, con camera d’aria ventilata interposta che consente un buon livello di comfort ambientale rispetto al contesto subsahariano; . Due principi fondamentali sono stati complementari alla costruzione muraria: la riduzione delle aperture e un’adeguata ventilazione naturale, solo ove necessario, forzata. Schermi intrecciati di bambù, ispirati alla tecnica tradizionale degli accampamenti, vanno a integrarsi con la “macchina termica” proteggendo le facciate dal sole diretto del giorno. L’ospedale oltre che funzionale è “bello” e, come suggerisce Gino Strada, la “bellezza diventa segno di rispetto verso persone profondamente segnate dalla guerra o dalla malattia e un luogo bello offre le condizioni essenziali per recuperare dignità nella sofferenza”.
2012
DAL BUONO, Veronica
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